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Auto elettriche, dietrofront sugli investimenti: svalutazioni per 100 miliardi di dollari

di Redazione Agenzia Parlamentare
08/02/2026
in Economia Italiana
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Auto elettriche, dietrofront sugli investimenti: svalutazioni per 100 miliardi di dollari

Il comparto delle auto elettriche continua a mostrare segnali di estrema difficoltà. Già da tempo la transizione industriale verso i veicoli elettrici sta vivendo una fase di forte revisione, con svalutazioni e rettifiche di investimento che complessivamente superano i 100 miliardi di dollari tra Europa e Stati Uniti.
Dopo anni di piani ambiziosi e capitali ingenti stanziati per lo sviluppo di modelli elettrici, la combinazione di domanda più debole del previsto, condizioni regolatorie in evoluzione e dinamiche competitive globali ha portato le principali case produttrici a riscrivere i propri conti e a rivedere le strategie, con impatti significativi sui bilanci e sui piani industriali futuri.

Perché l’elettrico è arrivato a “perdere” 100 miliardi di dollari?
Una decina di anni fa si parlava di “scommessa dell’elettrico” in molti Paesi europei, sottolineando implicitamente il rischio di conversione di un’industria ancora avvinghiata ai motori termici e ai carburanti derivanti dal petrolio. Ebbene, per diversi produttori questa “scommessa” è considerata al momento “persa”.
Tra il 2022 e il 2025 le imprese del settore automotive in Europa e America del Nord hanno affrontato svalutazioni per oltre 100 miliardi di dollari complessivi tra indennizzi da corrispondere ai fornitori e dietrofront sui piani di investimento. Per non parlare del settore delle batterie per auto elettriche, sempre più preda del monopolio cinese.
Questi oneri derivano principalmente dalla necessità di correggere le previsioni di ammortamento degli investimenti in tecnologie elettriche e impianti produttivi, a fronte di vendite inferiori alle aspettative iniziali e di costi di produzione più elevati del previsto.
In molti casi si tratta di accantonamenti contabili che riflettono la perdita di valore degli asset legati a specifici segmenti di produzione o a impianti di nuova generazione. Un altro colpo doloroso è inferto anche da un’ondata di rettifiche su programmi di sviluppo e partnership industriali nati con l’obiettivo di cogliere la futura domanda di mobilità sostenibile.
Il paradosso di fine 2025: più vendite di auto elettriche, ma mercato in crisi
La crisi del comparto elettrico ha tuttavia segnalato un paradosso in numeri. A dicembre 2025 in Europa le vendite di e-car hanno superato per la prima volta quelle di auto a benzina. Un sorpasso durato un solo mese, ma bastante a ridare entusiasmo al settore:

217.898 immatricolazioni di auto elettriche (+13,8% rispetto al 2024);
216.492 immatricolazioni di auto a diesel e a benzina (-18,7% rispetto al 2024).

Trainato dalle vendite in Germania (+43%) e Danimarca (+42%), il 2025 sembrava davvero un anno di svolta. Soltanto 12 mesi prima i motori termici si ritagliavano il 45% del mercato complessivo, lasciando l’elettrico al 35,5%. Da dicembre 2024 a dicembre 2025 le e-car sono invece passate dal 13,6% al 17,4%.
Eppure nello spazio di un mese, a inizio 2026, tutto sembra cambiato. In realtà, seppur in netto rialzo, le vendite di auto elettriche non sono state sufficienti a generare fiducia negli investitori, spaventati anche dai segnali provenienti dalle istituzioni nazionali e internazionali. Il che ha generato una rapida e decisiva contrazione dei progetti già avviati.
Dall’Ue agli Usa di Donald Trump, l’impatto delle politiche istituzionali
In Europa non è solo il mercato duro e puro a determinare la contrazione del settore elettrico. I target “verdi” stabiliti dall’Ue ormai anni addietro appaiono sempre più irrealistici da raggiungere. Nel 2030, ad esempio, si prevedeva addirittura il punto d’arrivo del progressivo addio ai motori a benzina e la vendita di sole auto elettriche.
Nonostante il rilancio degli idrocarburi e dei motori a combustione veicolato dagli Usa, Bruxelles non intende arretrare sugli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti. Da un lato, dunque, abbiamo un’Unione europea che taglia del 90% i motori termici dal 2035, mentre dall’altro i singoli Stati riducono sensibilmente gli incentivi legati all’elettrico.
Risultato: gli investimenti e gli incentivi della prima ora hanno lasciato spazio alla disillusione di molti marchi dell’automotive. Una situazione particolarmente evidente proprio negli Stati Uniti.
L’amministrazione guidata da Donald Trump è entrata nel vivo della sua “restaurazione anti-green”, dopo che a settembre 2025 ha abolito gli incentivi federali da 7.500 dollari per l’acquisto di auto elettriche.
Gli effetti erano evidenti già a ottobre 2025, mese in cui le vendite di e-car sono crollate della metà, a fronte di una crescita che era apparsa già esigua a inizio anno. A pesare in terra americana sono anche gli elevati prezzi di listino, determinati anche dalla più ampia contesa geopolitica con la Cina. Si calcola infatti che in media negli Usa un’auto elettrica costi il 25% in più rispetto a un’auto a motore termico.

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