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Ponte sullo Stretto rinviato al 2034 e 2,8 miliardi dirottati: dove finiranno

di Redazione Agenzia Parlamentare
15/03/2026
in Economia Italiana
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Ponte sullo Stretto rinviato al 2034 e 2,8 miliardi dirottati: dove finiranno

Il Ponte sullo Stretto slitta ancora, e nel frattempo una parte delle risorse previste cambia destinazione. Il Governo ha deciso di trasferire 2,8 miliardi di euro a Rfi, la società che gestisce la rete ferroviaria italiana, per ridurne il debito.
La decisione è contenuta nel decreto sui commissari straordinari delle opere pubbliche, approvato dal Consiglio dei ministri dopo settimane di limature tecniche e il passaggio alla Ragioneria generale dello Stato.

2,8 miliardi a Rfi per ridurre il debito
Guardando nel dettaglio, il decreto prevede 1,8 miliardi nel 2026 e un ulteriore miliardo nel 2027 destinati a Rfi, la Rete ferroviaria italiana, per la “riduzione dell’esposizione debitoria”.
Si tratta di un rimborso alla società controllata da Ferrovie dello Stato, che negli ultimi anni ha anticipato risorse alle imprese e ai fornitori impegnati nei cantieri ferroviari.
Proprio questi anticipi avevano contribuito all’aumento dell’indebitamento della società. Con l’intervento dello Stato, il debito diventa ora più sostenibile e consente di riequilibrare i conti della rete ferroviaria.
Per recuperare i fondi necessari, il Governo ha scelto di rimodulare il cronoprogramma finanziario del Ponte sullo Stretto, l’opera destinata a collegare stabilmente Sicilia e Calabria.
La revisione è stata resa possibile dai ritardi accumulati nell’avvio dei cantieri. Nei primi anni della programmazione (tra il 2026 e il 2029) la spesa prevista viene ridotta, mentre una quota maggiore di finanziamenti viene spostata negli anni successivi.
Questa minore spesa iniziale libera quindi le risorse che vengono utilizzate per sostenere Rfi.
Nuovo calendario, Ponte sullo Stretto operativo dal 2034
La revisione del piano finanziario allunga i tempi di realizzazione del Ponte di Messina: il nuovo cronoprogramma porta il progetto fino al 2034, un anno in più rispetto alle previsioni precedenti. Secondo la società Stretto di Messina, i lavori dovrebbero partire a settembre e concludersi entro la fine del 2033, con il 2034 come primo anno di esercizio dell’infrastruttura.
Nell’ultimo anno sono previsti 1,2 miliardi di euro, destinati principalmente alle regolazioni contabili e al pagamento degli ultimi stati di avanzamento lavori.
Salvini frena sulle scadenze
Il decreto arriva dopo lo stop imposto dalla Corte dei conti, che ha costretto il Governo a rivedere alcune procedure e a rimodulare il calendario.
Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha salutato l’approvazione del provvedimento con “grande soddisfazione”, confermando lo stanziamento complessivo di 13,5 miliardi di euro per la realizzazione del ponte e delle opere collegate.
Allo stesso tempo il ministro ha mostrato cautela sulle tempistiche:
Non do più scadenze mensili, perché ho imparato che fra ricorsi, controricorsi, Corte dei Conti e comitati del no, prima voglio vedere la carta e poi partono i lavori.
Difesa del Governo e le critiche dell’opposizione
Per il Governo, la rimodulazione dei fondi non cambia la sostanza del progetto. L’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha ribadito che il costo complessivo dell’opera resta fermo a 13,5 miliardi, senza nuovi oneri per la finanza pubblica.
Secondo l’esecutivo, il ponte continua a rappresentare un’infrastruttura strategica per migliorare i collegamenti tra il Mezzogiorno e il resto del Paese.
Le opposizioni, però, parlano di “accanimento terapeutico” su un progetto che continua a subire ritardi e contestazioni. Il copyright di tale affermazione è del dem Marco Simiani, che invita il Governo a concentrare le risorse sulle “infrastrutture davvero necessarie”.

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