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Tagli e ritocchi, dopo 20 giorni si sblocca il decreto sicurezza

di Redazione Agenzia Parlamentare
25/02/2026
in Politica, Primo Piano
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Tagli e ritocchi, dopo 20 giorni si sblocca il decreto sicurezza

Si chiamerà “annotazione preliminare” l’atto con cui il pm procederà nell’indagine su un reato commesso “in presenza di una causa di giustificazione”, ma in caso di incidente probatorio scatterà l’iscrizione nel registro degli indagati. È il cosiddetto ‘scudo’ contenuto nel decreto sicurezza che, a venti giorni dal varo in Consiglio dei ministri il 5 febbraio, è stato bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato e firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale con cui diventa operativo.
Dopo una serie di ritocchi tecnici e di coperture, arriva quindi il testo definitivo. E qualche modifica, rispetto alle bozze pre-Cdm, riguarda l’altra norma fortemente contestata dalle opposizioni, il fermo preventivo per evitare che presunti violenti partecipino a manifestazioni di piazza: scatterà solo “in presenza di un attuale pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Salta poi il fondo da 50 milioni per contrastare gli illeciti sulla rete ferroviaria, e sono ridotti gli stanziamenti (48 milioni, solo per il 2026) per interventi di sicurezza urbana.
Per quanto riguarda lo ‘scudo’, “un filtro tecnico prima della formale iscrizione a modello 21, cioè sul registro degli indagati”, come lo definisce il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, il decreto prevede che entro 60 giorni il ministro della Giustizia adegui il codice di procedura penale introducendo il modello per le annotazioni preliminari.
L’annotazione (che dovrebbe durare fino a massimo 150 giorni) garantisce pari diritti e garanzie di chi è iscritto nel registro degli indagati. Nel caso di iscrizione tra gli indagati in un secondo momento, i termini per le indagini preliminari decorrono dal momento dell’annotazione. Tra le misure contro le violenze di piazza, il fermo preventivo consiste nell’accompagnare e trattenere i sospetti, fino a 12 ore, negli uffici di pubblica sicurezza per accertamenti, con immediata comunicazione al pm che ordina il rilascio se non ricorrono le condizioni di pericolo per l’ordine pubblico.
Parte della strategia del governo che ha posto la sicurezza in cima alle priorità del 2026, il decreto era stato varato dopo una serie di casi di cronaca eclatanti. Inclusi le violenze al corteo per Askatasuna a Torino e l’episodio di Rogoredo, per il quale ora Elly Schlein esorta Giorgia Meloni e Matteo Salvini a “scusarsi con i familiari dell’uomo ucciso, con i giudici e con le forze dell’ordine” dopo essersi “buttati a strumentalizzare un fatto tragico”.
Sul decreto ci sono state lunghe interlocuzioni con il Quirinale, e dopo il varo del Cdm le coperture sono state al vaglio della Ragioneria, in particolare sugli aumenti degli organici delle forze di polizia. Alla fine si prevedono due concorsi straordinari, nel 2026 per 1.800 posti ispettori superiori della Polizia di Stato e nel 2027 per 2.400.
Si autorizza la spesa di 7,6 milioni per il 2027, 4,8 milioni per il 2035, e per gli straordinari degli agenti 4,8 milioni all’anno dal 2028 al 2034 e a decorrere dal 2036. Gli interventi di sicurezza urbana sono coperti per 20 milioni con la riduzione del Fondo per la riforma della polizia locale, 25 milioni con somme del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di mafia, estorsione e usura e 3 milioni dal programma ‘Fondi di riserva e speciali’.
Non ci sono i 50 milioni previsti nelle bozze per potenziare i sistemi tecnologici di controllo delle reti ferroviarie, ma le lesioni a capotreni e controllori a bordo, così come a docenti, presidi e arbitri vengono equiparate a quelle contro pubblici ufficiali. È confermata la stretta sulle armi da taglio, inclusi il divieto di vendita ai minori e le sanzioni amministrative per i genitori dei minori che lo violano. A differenza delle bozze, però, il testo bollinato non prevede l’obbligo di registrazione delle vendite.

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