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Ddl Antisemitismo, asse Gasparri-Delrio: “Facciamo presto, bene e insieme”

di Redazione Agenzia Parlamentare
27/01/2026
in Politica, Primo Piano
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Ddl Antisemitismo, asse Gasparri-Delrio: “Facciamo presto, bene e insieme”

“Pronto a discutere di modifiche, portiamo il testo in Aula a marzo”. “Facciamo presto, bene e insieme”. Prove di dialogo in Senato tra l’azzurro Maurizio Gasparri, capogruppo di Palazzo Madama e il dem, Graziano Delrio, sulle norme da approvare per dare una stretta all’antisemitismo. L’occasione è il convegno organizzato in Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani dallo stesso Gasparri e dalla Fondazione Italia Protagonista dal titolo ‘Antisemitismo. Una tragedia che non finisce. Quando la storia riaffiora e interroga il presente”. All’evento sono presenti, tra gli altri, l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma, Alfonso Celotto, ordinario di Diritto Costituzionale Università Roma Tre, Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (che nel suo intervento chiederà di sanzionare penalmente il saluto romano) e il saggista Pierluigi Battista. Tutti attenti a cogliere sfumature e convergenze tra i due senatori, con la comunità ebraica che fa sapere di apprezzare.

Per il forzista Gasparri, che come il dem ha presentato un ddl in discussione in Commissione (Delrio lo ha presentato in dissenso dal suo gruppo), occorre fare presto, “ma senza guardare la clessidra per arrivare a una buona legge”. “Domani – dice sui tempi dell’iter in Senato della norma – sarà adottato il testo base, quelli di Romeo e Scalfarotto, che sono sovrapponibili, il 5 febbraio si termina la discussione generale, il 10 scadono gli emendamenti”. “Io sono aperto al dialogo, alle modifiche”, aggiunge, auspicando di portare il provvedimento “in Aula a marzo”. Parole apprezzate da Delrio, che da parte sua invita a lavorare assieme “anche di notte” per arrivare a una legge. Per entrambi, si deve arrivare a una norma che sia specifica, lasciando da parte altre questioni e temi d’odio.
“Gli altri problemi li potremo affrontare dal giorno dopo, quando avremo fatto questa legge sull’antisemitismo”, interviene Gasparri. “L’unicità della Shoah non va banalizzata, non è comparabile con nessun altra cosa”, rinforza il concetto Delrio. “Maurizio – dice l’ex ministro nei governi Renzi e Gentiloni – dobbiamo scrivere 5 articoli, dobbiamo dare un segnale, il Parlamento italiano deve farsi sentire sulle discriminazioni antisemite che non dipendono da Netanyahu, magari dipendessero da lui, perché finirebbero con il suo governo”. “Io non sono d’accordo sul penale, ma ci sta, con uno sforzo si può fare, la mia è la sollecitudine di chi vuole rompere il silenzio”, dice con riferimento al ddl Gasparri che prevede anche interventi penali. “Ma facciamo presto, bene e insieme”, scandisce. Gasparri annuisce, facendo capire che anche sul tema controverso delle norme penali che contraddistinguono il suo testo, è aperto a una riflessione.

In Sala a sorpresa compare la ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, giusto il tempo per benedire l’accordo e spingere per un testo bipartisan. “Io spero alla fine in un accordo trasversale”, dice, sottolineando come “la definizione di antisemitismo dell’Ihra, la usiamo da tempo, l’Unar usa questa definizione di routine, come la migliore a cui possiamo rifarci”. Non pare casuale il riferimento alla definizione di antisemitismo proposta dalla International Holocaust Remembrance Alliance, al centro del testo Delrio e avversata dal partito democratico per il rischio censura che ne deriverebbe verso ogni forma di critica politica a Israele.

Per Roccella “oggi si tratta di dare un segnale chiaro, non ambiguo. Il ‘mai più’ del giorno della Memoria -sottolinea prima di lasciare la sala per partecipare al cdm- è legato alla sicurezza e alla esistenza stessa di Israele”. Sul tema della definizione Ihra non intende arretrare neanche Delrio che fa sapere che terrà il punto: “Si certo è il punto di riferimento di tutti i paesi europei, della Commissione Europea, quindi appare difficile prescindere da questa definizione”.
Un mettere le mani avanti che fa fischiare le orecchie al partito democratico, che con Giorgis ha invece avanzato un testo dove si va in tutt’altra direzione, mancando il riferimento alla definizione Ihra e aprendo a norme di contrasto verso tutte le forme di odio. “Delle dinamiche interne al Pd, non mi frega assolutamente un cavolo”, replica Delrio duro ai cronisti che lo sollecitano sul suo scontro con il partito: “Se io voglio far polemica con Elly Schlein, lo posso fare quando voglio e dove voglio, basta che chiami il Corriere della Sera e dica qualcosa contro la segretaria e mi danno due pagine, non mezza…”.Una norma che sanzioni il saluto romano?
“Il saluto romano, insieme a tutte le forme che offendono la memoria, per noi devono diventare un comportamento, un atto sanzionato penalmente, perché è una responsabilità italiana salvaguardare la memoria”, ha detto Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, a margine del convegno ‘Antisemitismo. Una tragedia che non finisce. Quando la storia riaffiora e interroga il presente’ al Senato, spiegando di pensare a inserire la misura nella legge sull’antisemitismo, in discussione in Senato.
“Penso che deve essere tipizzata la nostalgia -aggiunge- . Non deve esserci scritto ‘il saluto romano è reato’, ma tutte le forme di offesa alla memoria della Shoah, usando simboli, usando in maniera distorta parole, la nostalgia per termini, cerimonie, il business intorno ai souvenir del fascismo e del nazismo”. “Oggi bisogna dimostrare che c’è un’istigazione a commettere reato, che c’è un’aggravante razziale, che c’è un’istigazione all’odio razziale, allora anche l’uso di un simbolo forse entra in questo. Questo deve offendere l’Italia repubblicana”, conclude.

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